Murano Illumina il Mondo 2024

    Il vetro di Murano torna a illuminare Piazza San Marco con la seconda edizione di Murano Illumina il Mondo, il progetto promosso da The Venice Glass Week e Comune di Venezia che punta i riflettori sull’Isola di Murano, attraverso il vincente sodalizio tra vetro e arte contemporanea.

    Per tutto il periodo invernale, dal 22 novembre 2024 al 4 marzo 2025, undici splendidi lampadari frutto della collaborazione tra artisti di fama internazionale e alcune tra le più prestigiose fornaci muranesi, si accenderanno ogni sera nel più bel salotto del mondo, tra gli archi delle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco.

    Agli artisti selezionati è stato chiesto di reinterpretare un oggetto di uso quotidiano, il lampadario, utilizzando tecniche vetrarie antiche e moderne messe a loro disposizione dalle più prestigiose Fornaci di Murano e dai loro Maestri.

    Murano Illumina il Mondo è possibile grazie alla generosità di artisti e fornaci che hanno creduto nel progetto e alla collaborazione tra The Venice Glass Week, Fondazione Musei Civici di Venezia, Le Stanze Del Vetro, Fondazione Giorgio Cini, Pentagram Stiftung, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Consorzio Promovetro Murano e Comune di Venezia.

    Opere, Artisti, Maestri e Fornaci

    Il lampadario AZ 2024 è un progetto di gruppo realizzato dagli studenti dell’istituto Abate Zanetti assieme al maestro Eros Raffael. Il lampadario è composto da sfere organiche in cristallo specchiato, cristallo sabbiato e con l’inserimento di alcune sfere decorate con richiamo ai colori del Lampadario Rezzonico. Il disco centrale è uno specchio. 

    Marina e Susanna Sent sono da sempre affascinate dalle reti da pesca a bilancia utilizzate nella Laguna Nord di Venezia. Le linee pulite ed essenziali e le forme geometriche di queste reti sono state fonte di ispirazione per una lampada a sospensione, realizzata manualmente con la tecnica del vetro a lume. Gli elementi sono intrecciati su filo da pesca. 

     

    Il lampadario di Kimiko Yoshida e Gianni Seguso reinterpreta il Rezzonico barchetta classico, ispirandosi ai colori del fiore di ciliegio, simbolo nazionale in Giappone. 18 lampadine a led rappresentano il colpo di vento, metafora del passaggio tra tradizione classica e creazione contemporanea, tra figurazione e astrazione, tra rococò veneziano e minimalismo giapponese. 

     

    dieXe, che significa “dieci” in lingua veneta, è una celebrazione della storia veneziana, in cui la “X” simboleggia l’incastro e l’unità. A rafforzare ulteriormente il legame tra l’opera e il territorio è la scelta del colore: l’iconico verde pavone Salviati, che ben rappresenta le magnetiche sfumature della Laguna. Le ispirazioni veneziane si uniscono al concetto della “parcellizzazione”, tema caro a Kengo Kuma, reinterpretato da Salviati attraverso lo sviluppo di particolari moduli a incastro, composti da unità in vetro che catturano l’essenza delle bricole lagunari. 

    Digit Light è un lampadario composto da 23 sfere in vetro soffiato a mano e 8 sorgenti luminose che si ispira alla cultura pop degli anni ’60. Le sfere sono assemblate con elevata precisione tramite tecnologia informatica, sebbene l’impressione intenzionale sia di casualità. Sfere luminose e riflettenti si mescolano tra loro, creando un’illuminazione gioiosa e celestiale, come se le sfere fluttuassero nell’aria. 

    Per la realizzazione di Enlighten’s the Word Joseph Kosuth, in collaborazione con Barbini Specchi Veneziani, ha scelto di lavorare con il vetro specchiato, creando la silhouette astratta di un lampadario classico Rezzonico e rendendola tridimensionale e auto-riflettente. È un’opera che rappresenta sia una riflessione sulla sua stessa costruzione, sia sulla storia e la cultura del luogo in cui è collocata. L’installazione è un gioco sui concetti filosofici e politici derivanti dall’’Illuminismo’. 

    Il progetto propone una soluzione geometrica composta da elementi poliedrici interconnessi, creando un effetto dinamico ed etereo. La lampada evoca l’immagine di una formazione cristallina sospesa e fluttuante nell’aria. La forma originale del concept è stata sviluppata utilizzando tecniche di Generative AI per produrre rapidamente una vasta gamma di iterazioni. Il design selezionato è stato successivamente perfezionato con algoritmi di ottimizzazione per planarizzare le superfici e creare un loop geometrico senza soluzione di continuità. Ogni poliedro è realizzato attraverso il taglio e l’assemblaggio di elementi piani in vetro, che permettono alla luce di diffondersi in modo morbido e uniforme.

     

    Philippe Starck e Aristide Najean hanno realizzato questo surrealistico lampadario in ametista scura, un sogno che in parte nasce dalla mente, dal cuore e dalla follia del grande creatore francese e riflette una potente concentrazione di mistero, bellezza, stranezza e poesia. 

    Il duo artistico Fiedler O Mastrangelo presenta l’opera Solomon Chopsticks, un titolo che racchiude un’idea concettuale tradotta in linee astratte e luce. L’elemento centrale dell’opera richiama le bacchette asiatiche, oggetto che, oltre alla sua funzione pratica, porta con sé un profondo significato simbolico. Così come l’uso di questo strumento richiede destrezza per maneggiare il cibo, il processo di pensiero necessita d’ingegno per sviluppare idee. L’intreccio rappresentato nell’opera, attraverso le linee che circondano le bacchette, evoca il Nodo di Salomone, il quale, senza inizio né fine, rappresenta l’eternità. L’unione di questi due elementi delinea ciò che il duo considera l’essenza del processo creativo: un uso eterno dell’abilità per sciogliere e annodare infiniti nodi. 

    La collaborazione tra Deborah Czeresko e Massimiliano Schiavon reinterpreta il tradizionale lampadario in vetro sostituendo i suoi bracci a forma di S con le forme sinuose del corpo di un serpente. Come il serpente che cambia pelle nel processo di trasformazione, l’opera sovverte il ruolo familiare della luce come presenza benigna. Invece, la luce assume una qualità più carica, emergendo dalla bocca di ogni serpente come simbolo di liberazione, trasformazione e natura imprevedibile del cambiamento. Il morso velenoso del serpente viene ricontestualizzato come una potente forza di illuminazione. 

    Il lampadario ideato da Hans Weigand, e realizzato con il maestro Nicola Causin, raffigura due dighe frangiflutti realizzate interamente in vetro. La fragilità del vetro e la massiccia struttura in cemento della diga, due materiali contrastanti, simboleggiano la fragilità della natura e di Venezia in particolare, che si confronta sempre di più con il fenomeno dell’innalzamento delle acque, anche a causa del cambiamento climatico. 

    Murano Illumina il Mondo 2024

    Photo credit: Giorgio Bombieri

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