l’artista è un uomo, immerso nel Tempo, e nemmeno la tavola dell’artista ha il potere di
sottrarglisi.
Tutto è vanità al cospetto del Tempo: l’Arte e la Vita, che trovano rappresentazione nel banchetto.
Imbandito per due, in un susseguirsi di stagioni in cui il Tempo tutto crea e tutto distrugge.
Il vetro trasparente, soffiato e lavorato a lume, a primavera assume le sembianze del cristallo,
trasportando nell’atmosfera onirica in cui prendono forma immagini di evanescente bellezza.
Trova rotondità e maturità nelle tulipaniere. Collassa nell’indefinitezza delle forme e nel silenzio
delle candele nell’autunno della fortuna.
La realizzazione in chiave contemporanea del desere è un tripudio di sculture a ornamento della
tavola a cui ci si incontra, e una metafora sulla transitorietà delle relazioni, della fama, della vita,
che il Tempo alimenta e distrugge all’infinito.
La danza della luce e degli insetti segue l’intensità della stagione creativa: dove c’erano api, bombi
e farfalle si annidano le mosche. Il bucaneve, con le sue promesse di integrità e purezza, sfuma
nell’immagine delle corolle deflorate e degli steli piegati e spogli, tra la cera colata e i fuochi
spenti.
Un tripudio floreale trafitto dalla sentenza del Tempo. Tutto è vanità.